lunedì 17 ottobre 2016

L'intervista # FILIPPO MARGHERI

Ottobre 2011
Tutt'altra musica!

di Gabriele Michi


Un “Americano” da sorseggiare lentamente, giusto per non compromettere il ritmo blando di un meritato relax post lavorativo. Il barman guarda l'orologio, ansioso di chiudere bottega ed incurante del chiacchiericcio dei clienti. Il tempo è tiranno ma Filippo Margheri ha ancora molto da raccontare. Parla del suo presente, nella veste di Ingegnere delle vetture ma, soprattutto, del suo passato, nel ruolo di “frontman” di quella che viene considerata la più grande rock band italiana degli ultimi venticinque anni.
Nella Firenze d'oltrarno del 1980, in quella famosa cantina di Via de' Bardi, sono nati i Litfiba. Lo stesso anno, nella stessa città, è nato il ragazzo che sarebbe riuscito ad impugnare il loro microfono nell'epoca pre-reunion.
Lo stesso che, adesso, viene definito il nuovo “cervello” di casa Procar.

- Musica e meccanica, due passioni concretizzate al meglio...

Quella dei Litfiba è stata un'occasione da prendere al volo. Ad indirizzarmi verso la loro sala prove fu un carissimo amico, consapevole del fatto che la band volesse riorganizzarsi con un nuovo cantante. Fui l'unico a non imitare Piero Pelù, mantenendo quelle che erano le mie caratteristiche. Montai così sul loro palco, pur non dimenticando gli studi e gli esami che mi separavano dalla laurea in Ingegneria meccanica”.

- Dagli applausi ricevuti ti sei trovato a lavorare per farli prendere ad altri... come hai vissuto questo cambiamento?

Un passaggio che ho interpretato con serenità, frutto del ritorno di Piero Pelù nella band ma anche occasione di mettere in pratica una professione vera. Lavorare in un ambiente come Procar dà soddisfazione e, di applausi, spero che la struttura possa farne ricevere ancora molti. Il rally si sta rivelando un'esperienza bellissima, mi sta riservando molte sorprese, visto che non mi ero ancora avvicinato al mondo delle competizioni: lavorare con le nuove Citroen DS3 e con giovani come Simone Campedelli non è cosa di poco conto. Senza dimenticare Andrea Crugnola, un ragazzo che ha fatto un gran gioco di squadra. E poi l'ambiente, luce per gli occhi di un “fissato” della meccanica come me.”

- La legittima realizzazione di chi, ancora giovane, smontava e “truccava” motorini...

E non solo. Compiuti i diciotto anni ho acquistato un'auto d'epoca, un Maggiolino cabrio. Decisi così di allestire un'officina in un vecchio fienile di campagna: lì ho dato sfogo alla mia passione, tra ponte sollevatore e banchi prova. Continuando a cantare in quella che era una band fatta di ragazzi giovanissimi, i Miir. Arrivarono le prime soddisfazioni in entrambi i contesti. Red Ronnie ci volle a Roxy Bar ed Help, due programmi di quella che era Videomusic”.

- Musica e motori, ancora di pari passo...

Guarda che il mio lavoro attuale, nei rally, non è così poi lontano dalla concezione di quello che ho vissuto con Miir e Litfiba. In entrambi i casi ci spostiamo di città in città, vivendo intensamente l'ambiente che incontriamo. Sono due strade che hanno sempre corso parallelamente, un intreccio di esami dati tra un concerto e l'altro, tra scalette da rispettare ma con la mente rivolta, magari, alla tesi sui motori a combustione”.

- Ma il Filippo sognatore si vedeva più con un microfono in mano o tra i motori?

Il Filippo sognatore non ha smesso di sognare, questo è certo. Bisogna, tuttavia, riconoscere ciò che è arte. Purtroppo questa sta scomparendo anche nella musica, non sono più gli anni settanta. Ricordo ancora una discussione con Ghigo Renzulli nei primi giorni della parentesi Litfiba, mi disse che sarei dovuto nascere cinquant'anni fa per le concezioni che avevo. Se penso ad un artista, penso ad una persona che può esprimersi liberamente, dire ciò che pensa senza essere legato ad obblighi che, allo stato attuale, la fanno da padrone. Un lavoro a tutti gli effetti, ma se devo scegliere tra quello di un artista imbavagliato ed un lavoro vero, posso ritenermi soddisfatto della mia attuale posizione. Non rinnegando, però, l'esperienza vissuta con i Litfiba”.

- Nessun rimpianto, quindi...

Bè, a dire il vero non è proprio così. Vista l'esperienza dei concerti di Aosta e Modena, dove ci fu il pubblico delle grandi occasioni e dove, tengo a precisare con soddisfazione, nessuno urlò “Piero-Piero”, alcune decisioni credo si siano rivelate molto avventate. L'occasione era quella di suonare in un importante contesto, il classico palcoscenico che avrebbe potuto dare l'impennata al nuovo progetto Litfiba, in anticipo sulla stagione estiva. Fu deciso di non andare, limitati dall'assenza di un componente. Ci avrebbe permesso di suonare con più continuità nella stagione estiva, incrementando le date previste. Poi il resto, con alcune scelte manageriali che lasciavano presagire un finale già pianificato da tempo”.

- Una porta chiusa definitivamente, quella del rock?

Del domani non vi è certezza, quindi mai dire mai. So solo che non aver dato al pubblico altre mie canzoni, dopo due brani decisamente apprezzati, rimarrà sempre un mio cruccio. Due canzoni che hanno testimoniato un nuovo corso nella storia dei Litfiba, riconosciuto anche dai vecchi fans. Due anni dove, con il rock di vertice, non ho guadagnato un centesimo ma che giustificavo come fosse stato un investimento per il futuro. Poteva andare diversamente, avevano tutte le possibilità per farla andare diversamente. Dopo quello che ho fatto per loro, loro potevano fare qualcosa per me: non l'hanno fatto, continuando a fare buon viso a cattivo gioco”.

Filippo Margheri: tra musica e meccanica.

Laureato in Ingegneria Meccanica, Filippo Margheri vanta un passato di primo livello nel panorama musicale nazionale. Inizia a suonare il sassofono a tredici anni ma è da cantante che riesce ad esprimersi al meglio, dando inizio ad una carriera che lo vedrà calcare i palcoscenici di importanti eventi come I-Tim Tour insieme ai Miir, premiata come miglior band emergente toscana e protagonista nella finale nazionale del Foro Italico, davanti a novantamila persone.
Una parentesi da solista prima della grande occasione, quella che dal 2007 al 2009 lo ha portato ad essere la voce dei Litfiba, nonchè autore di due apprezzati brani quali “Sepolto vivo” e “Rabbia in testa”, inseriti nel nuovo progetto “Five on Line”. Il ricongiungimento tra Ghigo Renzulli e Piero Pelù, reduce da un'esperienza da solista, causa l'uscita di scena di Margheri dalla rock band fiorentina.

Gli studi in Ingegneria Meccanica e la conseguente laurea lo hanno portato, da giugno 2011, ad essere l'Ingengere-vetture di Procar. Fidanzato con Jugoslava, apprezzato architetto serbo, con il quale sogna un futuro insieme.

Intervista redatta da Gabriele Michi, per "RS Rally Slalom ... e oltre" - Ottobre 2011

Il link al "promo" di BULLI & BULLONI, ottobre 2016: https://goo.gl/dRqDy7

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